dal Sito della Fondazione Di Vittorio

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Dove volano le cicogne per noi dell'Arcobaleno
Alceo Riosa: L’arcobaleno. Da strumento per manifestare contro la guerra a simbolo di una nuova coscienza collettiva.

Quando volano le cicogne era il titolo di un film sovietico degli anni cinquanta, che, al di là dei meriti artistici della pellicola, assunse immediatamente un potente significato simbolico del clima di “disgelo” che in quel periodo sembrò inaugurare finalmente una nuova fase dei rapporti tra le due superpotenze, dopo la precedente dura contrapposizione tra Est ed Ovest, che aveva fatto vivere la generazione appena uscita dai disastri della seconda guerra mondiale nel terrore di un prossimo terzo conflitto, questa volta atomico a tutti gli effetti. Il film non era portatore di alcun messaggio ideologico, ma solo l’espressione di un profondo desiderio di pace: raccontava una storia privata nella Russia sovietica durante la seconda guerra mondiale, unicamente alimentata dalla consapevolezza che l’odio armato è un gigantesco rullo compressore insanguinato il quale annienta anche i sentimenti intimi ed il diritto naturale all’amore tra uomo e donna.

Nessun razionalismo è mai riuscito ad annullare la forza del linguaggio dei simboli, in quanto traduzione in immagini degli stati d’animo e delle emozioni umane. L’esperienza storica ci rende tutt’al più avvertiti di distinguere il grano dal loglio, l’uso sconsiderato che dei simboli, dei riti e dei miti può essere fatto da parte del potere per rendere “le folle prigioniere di un sogno”. Ma all’utilizzo interessato di questi linguaggi si contrappone l’elaborazione simbolica e mitopoietica che sgorga immediatamente dal bisogno genuino “di sogni ad occhi aperti” e che alimenta l’eterna tensione dell’umanità verso l’utopia e il superamento del presente.
Forse che la guerra angloamericana contro l’Irak non è stata combattuta anche attraverso lo smisurato dispiegamento dei simboli? E’ la dichiarazione ufficiale (che non significa affatto effettiva) statunitense della conclusione delle ostilità non è stata forse un’eloquente dimostrazione dell’inquietante raffinatezza con cui il potere può inventare cifre simboliche di straordinario impatto, specialmente avvalendosi degli attuali mezzi di comunicazione? Cosa di più efficace della portaerei Lincoln come inedito palco da cui lanciare il messaggio imperiale urbi et orbi della pax americana? Nel rispetto delle proporzioni, noi italiani siamo esperti dell’uso minaccioso dei simboli marittimi fatto dal nostrano poeta - guerriero, autore de La Nave e delle Odi navali nonché fragoroso messaggero degli italici destini imperiali sul Mare nostrum.

Il fenomeno più sorprendente non è stato però la messinscena di Bush, bensì il fatto che il simbolo dell’arcobaleno abbia continuato a lanciare il proprio messaggio anche dopo la dichiarazione della conclusione delle ostilità contro l’Irak. Per l’aquila americana questa guerra è finita, ma le innumerevoli bandiere della pace, appese alle finestre ed ai balconi prima dell’inizio del conflitto irakeno, continuano a fare mostra di sé ed a pavesare borghi e città. Una riflessione su questo fenomeno è stata tentata anche da Liberazione, ma non sarà sulla base di un’analisi delle provenienze sociali e politiche di chi sta dietro a quelle finestre che se ne verrà a capo. La mia impressione è che stiamo partecipando ad un silenzioso processo di elaborazione identitaria di natura mitopoietica, che sfugge ad ogni determinazione di questa o quella volontà.

Siamo in presenza di un processo in cui il simbolo dell’arcobaleno e divenuto da strumento utilizzato per manifestare l’opposizione politica contro una guerra considerata illegittima a simbolo vero e proprio di una nuova e più piena coscienza collettiva, che supera le tradizionali articolazioni politiche e ideali. In quale direzione non è dato di sapere a nessuno di noi. Né di quali precisi significati esso si andrà caricando. Per quanto ci riguarda ne conosciamo solo il significato d’insieme. Ma ci basta, per seguirlo e per parteciparvi con fiducia nonché per sperare che esso abbia in se l’efficacia di fondare una nuova identità europea. Chissà che oggi non sia orientato proprio in questa direzione il volo delle cicogne.

Alceo Riosa
Professore Ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di Milano.

14 Maggio 2003