Si
pensava che la lotta all’aids dovesse mostrare il lato più morbido di George W.
Bush. “Di rado la storia ha offerto un’occasione migliore di fare così tanto
per così tante persone”, ha detto a gennaio nel suo discorso sullo stato
dell’Unione. Da allora ci ha ripensato, decidendo invece di offrire altre
ghiotte occasioni ai soliti, pochi privilegiati.
Prima ha affidato la guida del progetto Global Aids a un boss
dell’industria farmaceutica, poi si è rimangiato la promessa di concedere tre
miliardi di dollari per la lotta contro l’aids, e ora potrebbe sabotare un
piano per inviare farmaci a basso costo ai paesi devastati dalla malattia.
In agosto l’Organizzazione mondiale del commercio ha
annunciato un nuovo accordo sui brevetti farmaceutici che in teoria avrebbe
dovuto dare ai paesi poveri alle prese il diritto di importare farmaci
generici. Ma gli Stati Uniti sono riusciti a imporre tante di quelle condizioni
che l’accordo, da una semplice dichiarazione di 52 parole, è diventato un
guazzabuglio di 3.200 parole, piene di ostacoli e forche caudine.
È forse per questo che Harvey Bale – direttore generale della
Federazione internazionale delle associazioni dei produttori farmaceutici – che
si era opposto all’accordo, ha detto alla Reuters che i nuovi emendamenti hanno
prodotto un “testo abbastanza equilibrato” che “fa chiarezza”.
Il Canada contro Washington
Ma ora sta avvenendo qualcosa di nuovo. Sotto forti pressioni
dell’Onu e di attivisti della lotta contro l’aids, il governo canadese sta
cercando di applicare l’accordo della Wto. E a settembre ha annunciato di voler
emendare la legislazione nazionale sui brevetti per consentire la produzione di
versioni generiche di farmaci brevettati, solo per l’esportazione nei paesi
poveri.
I gruppi africani impegnati nella lotta all’aids hanno
salutato il piano come una svolta, soprattutto se incoraggia altri paesi a
sospendere le protezioni dei brevetti per esportare farmaci generici nei paesi
che ne hanno bisogno. Dei circa 30 milioni di africani colpiti da Hiv, 4,1
milioni hanno bisogno di farmaci antiretrovirali, ma oggi solo 50-75mila
possono averli. E l’Organizzazione mondiale della sanità vorrebbe sottoporre a trattamento
tre milioni di persone entro il 2005. Questo richiederebbe come minimo sei
milioni di pillole al giorno, una richiesta che non può essere soddisfatta dai
soli fornitori di farmaci generici.
Improvvisamente Harvey Bale non è più contento. L’accordo che
prima elogiava adesso è un “vicolo cieco”, una “operazione di facciata” e una
“macchia per il Canada”. Bale ha tirato fuori tutti i miti preferiti
dell’industria farmaceutica: all’Africa non servono farmaci a basso costo, ma
infrastrutture (ha bisogno di entrambi); le grandi case hanno già tagliato i
prezzi per competere con i farmaci generici (le versioni di marca scontate
costano almeno il doppio); indebolire i brevetti ridurrà gli utili e quindi gli
incentivi a fare ricerca (l’Africa incide appena per l’1 per cento nei 400
miliardi di dollari di vendite totali dell’industria farmaceutica).
Ora che la lobby farmaceutica ha fatto conoscere la sua
opposizione, tutti gli occhi sono puntati su Washington. Gli Stati Uniti
cercheranno di bloccare l’iniziativa canadese? E se sì, come? Funzionari
canadesi dicono di temere che l’arma dell’amministrazione Bush saranno alcune
clausole dell’Accordo di libero scambio nordamericano.
Ai governi che stanno pensando di aderire all’Area di libero
scambio delle Americhe (Alca) dovrebbero fischiare le orecchie. Le protezioni
dei brevetti nella bozza di accordo dell’Alca sono ancora più severe di quelle
previste dal Nafta; se fossero adottate, come spera l’amministrazione Bush, gli
Usa potrebbero bloccare le esportazioni di farmaci a basso costo in tutte le
Americhe. In altre parole, l’amministrazione sta preparando accordi commerciali
bilaterali e regionali per minare qualsiasi tentativo dei paesi poveri di
esercitare i loro diritti nell’ambito multilaterale. Il Canada potrebbe anche
opporsi a Washington, ma non è detto che Ottawa se la senta di dare battaglia.
La strategia sull’aids di Bush ora è meno ambigua. I tre
miliardi di dollari promessi sono stati ridotti a due miliardi, forse meno. E
il 3 ottobre il senato ha approvato la decisione del presidente di nominare
come responsabile del suo progetto Global Aids Randall Tobias, ex
amministratore delegato del gigante farmaceutico Eli Lilly, socio fondatore del
gruppo di industrie che guidano l’attacco contro il piano canadese. Sarebbe un
po’ come se l’amministratore delegato di ExxonMobil guidasse il programma del
governo per promuovere l’energia solare.
L’amministrazione insiste nel dire che Tobias, che si tiene
le sue azioni Eli Lilly, non userà l’incarico per eseguire gli ordini della
grande industria farmaceutica e sosterrà invece l’uso dei farmaci generici se
sono più economici.
Il primo banco di prova sarà vedere se Randall Tobias si
unirà al suo amico Harvey Bale nel dichiarare guerra a un’iniziativa che
potrebbe salvare milioni di vite.