Il mondo dell’informazione e della
comunicazione è profondamente cambiato negli ultimi decenni ed
è in continua trasformazione, forse è l’aspetto della vita
contemporanea che più di tutti ha subito modificazioni e ha
contribuito al cambiamento della società.
Dentro questo
mondo conserva un peso determinante la televisione, veicolo
importantissimo di informazione e di comunicazione, che
recentemente, in occasione del pauroso attentato dell’11
Settembre 2001 alle Torri Gemelle, ha manifestato tutte le sue
enormi potenzialità facendo vivere in diretta l’evento a
miliardi di persone, in tutta la sua drammaticità e
spettacolarità, e assumendo così in quel momento il ruolo di
sistema nervoso della specie umana, capace di sollecitare le
stesse emozioni, gli stessi stati d’animo,contemporaneamente,
in un’immensa moltitudine di persone.
Qualcosa di simile è
accaduto con la guerra in Iraq e con le immagini dei
bombardamenti su Bagdad e dei loro effetti devastanti.
Ma
se questi eventi evidenziano il ruolo assunto dal sistema
televisivo a livello mondiale,questo ruolo si manifesta anche
(e soprattutto) nella quotidianità, nella normalità, ed è
rivelato dal grande consumo di programmi televisivi e di
informazione televisiva che interessa l’intera popolazione e
tutte le generazioni. Nell’arco della giornata sono molte le
ore che i bambini, i giovani gli adulti e gli anziani
trascorrono davanti alla televisione. Questo mezzo è diventato
necessariamente di prioritaria importanza nei processi
informativi, conoscitivi ed educativi, contribuendo, in tal
modo, a porre in crisi i due tradizionali soggetti
educativi:la famiglia e la scuola.
La televisione è sempre
più un mezzo che oltre ad informare, o meglio mentre informa,
comunica valori,propone modelli di comportamento,valori e
modelli che sono destinati a prevalere e a segnare
profondamente l’intera società. Ne deriva l’esigenza di far
diventare la televisione una questione sociale di primaria
importanza e, in primo luogo, di creare un nuovo rapporto tra
questo mezzo e la scuola.
La televisione con le sue
immagini e il suo linguaggio, per il peso sociale che ha
assunto,deve diventare oggetto di studio.
Non è più
accettabile la condizione di vero e proprio analfabetismo
televisivo che interessa l’intera popolazione; si pone
l’esigenza di inserire lo studio della televisione, delle sue
modalità di comunicazione, della sua storia e delle sue
prospettive di evoluzione come disciplina di insegnamento
scolastico.Accanto allo studio della lingua scritta e
parlata,deve essere collocato quello del linguaggio
televisivo, delle sue caratteristiche strutturali, della sua
grammatica. E questo studio deve interessare l’intero sistema
formativo:dalla scuola di base all’Università, promuovendo
ricerca, strutturazione delle conoscenze e diffusione delle
conoscenze. Naturalmente si tratta di un processo complesso,
ma che è necessario avviare rapidamente partendo dalle
esperienze didattiche già realizzate e in atto e promuovendo,
a livello nazionale, una vera e propria campagna di
sperimentazione. Campagna che, per essere avviata, esige una
forte partecipazione di tutti gli insegnanti interessati e
quindi la messa a punto di progetti di formazione e di
aggiornamento professionale da diffondere su tutto il
territorio nazionale anche attraverso il pieno utilizzo della
rete. Campagna che necessita inoltre, in primo luogo, della
realizzazione di un censimento nazionale di tutte le
sperimentazioni in atto sui temi dell’informazione, della
comunicazione, dell’educazione ai media, come strumento di
conoscenza e valorizzazione di tali esperienze e di promozione
di nuove sperimentazioni.
A Genova, con la collaborazione
dell’Osservatorio radiotelevisivo di Pavia, è stata avviata ed
è in corso all’Istituto Majorana,un’esperienza formativa
pilota che può rappresentare un significativo punto di
partenza per un graduale coinvolgimento di altre realtà
scolastiche su tutto il territorio nazionale.
Naturalmente, pensando al sistema
informativo-comunicativo, non può sfuggire il ruolo crescente
che sta assumendo la rete come forma di comunicazione; forse
interessa prevalentemente fasce giovanili, ma è in rapida
crescita ed evoluzione e, grazie agli sviluppi tecnologici in
atto, è destinata a connettersi alla televisione e creare
nuove modalità di fruizione del mezzo televisivo.
Anche
questo mezzo deve diventare oggetto di studio, di
sperimentazione didattica, e anche di creazione di nuove
relazioni tra scuole e tra studenti sia sul piano nazionale
che internazionale.
Per affrontare questo insieme di
problemi,così vasto e complesso, intendiamo realizzare un
convegno nazionale sul tema:”La scuola nel villaggio
mediatico”.
Un convegno che dovrebbe offrire un’occasione
di confronto agli insegnanti, agli studenti,agli operatori
dell’informazione e a tutti i cittadini interessati e che
potrebbe rivolgersi, oltre che al mondo della scuola, a tutte
le diverse agenzie formative e, in particolare, alla rete
dell’associazionismo che potrebbe svolgere un ruolo
significativo nel campo dell’educazione permanente e, quindi,
con una attenzione anche al mondo degli adulti e degli
anziani.
Genova 8 Aprile 2003
A cura di
Renato Carpi ( resp.Megachip Liguria )
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La scuola nel villaggio mediatico Genova 27
Maggio 2003 palazzo S.Giorgio
Al mattino si organizza
un workshop con studenti insegnanti e presidi per presentare
le iniziative didattiche sulla comunicazione, in atto o in
fase di progettazione.
Al pomeriggio discussione,hanno
già dato la loro disponibilità Giulietto Chiesa,Paolo Serventi
Longhi,Ennio Remondino,Massimo Loche,Agostino Petrillo
(sociologo della comunicazione) i ricercatori
dell'Osservatorio Radiotelevisivo di Pavia e dell'Istituto
delle Tecnologie Didattiche del CNR,inoltre Enrico Giardino
autore del libro "Diritto a comunicare e responsabilità
popolare",Loredana Rotondo (programmista Rai).
Sarebbe
importante avere segnalazioni su esperienze in atto nella
scuola a livello nazionale per poterle coinvolgere
nell'iniziativa.
Scrivere a :
mailto:liguria@megachip.info