A proposito dell'omaggio della Ministra.

"Ma non è nemmen carino"

 

di Aristarco Ammazzacaffè

 

Desidero esprimere pubblicamente un vivo apprezzamento alla Ministra per l'omaggio del libretto con la Legge di riforma n. 53 - e lettera di accompagnamento personalizzata - da lei inviato a tutti gli insegnanti nominativamente (la maggior parte li ha ritirati al rientro dalle vacanze).

L'apprezzamento è in primo luogo  per il gesto in sé e anche per  messaggi e i significati della lettera e la loro esemplarità. E questo conta.

Per il gesto in sé, si diceva. Carta patinata, bella grafica. E tutti e sette gli articoli. Senza sottolineature o chiarimenti, ma tutti e sette, nessuno escluso. Non si  bada a spese, quando il destinatario è di riguardo. La legge si sarebbe potuto scaricare a costo zero da uno dei mille siti che l'hanno pubblicata. Ma il Ministro non l'ha permesso. Ha speso un sacco di soldi - nostri -, destinati da legge (la n. 440/97) al miglioramento dell'offerta formativa: a. per farci un regalo di cui avvertivamo la mancanza, b. per mandare a tutti un messaggio di cui tener conto: ecco come si spendono proficuamente i soldi della collettività.

Molto apprezzabile anche la personalizzazione  della lettera: ne ho vista una che cominciava così: "Gentile Professor Brunetti Maria". Ora, Brunetti Maria da Giovinazzo, è senza alcun dubbio una signora (la conosco da tempo) e docente di scuola elementare. E mi risulta che, nel leggere la lettera, sia rimasta sconcertata - almeno in prima battuta - vedendo messa in discussione la sua identità. Ma poi ha capito: la ministra è una manager, conosce la scuola per averla frequentata in altra epoca, non possiamo pretendere che sappia la differenza tra maestro e professore o che "il genere" è una categoria importante della grammatica italiana. Però, detta tra noi, non ci si può rivolgere ad una Maestra chiamandola "gentile Professor"; non è nemmen (c)arino, direbbe una mia amica toscana.

Quel che conta tuttavia è "la cosa", cioè il libretto con lettera personalizzata. E non è roba da poco.

Ma l'iniziativa è da apprezzare non solo per il gesto in sé, ma anche per la lettera di accompagnamento.

A proposito della quale vanno apprezzato soprattutto i seguenti aspetti:

Se anche uno la leggesse anche cinque volte continuerebbe a chiedersi perché l’ha scritta, dal momento che non dice assolutamente  niente. Quattro frasi ovvie - non è irrispettoso ciò che scrivo e lo capirete - messe in croce. In compenso però - questo va sottolineato -  lo si dice in modo ineccepibile ed esemplarmente corretto.

Uno in mala fede potrebbe pensare - data la mancanza assoluta, nella lettera, di un qualsivoglia pensiero: a. che il ministro non abbia ancora messa a fuoco la legge che pure porta il suo nome e quindi si mantiene sulle generalissime; b. che abbia voluto non approfondire, perché non si pensi che la sua realizzazione è dietro l'angolo; e questo potrebbe fare  arrabbiare Tremonti che nella mente c'ha ancora il buco; c. che la gente capisca e la mandi a quel paese.

Spiegazioni sbagliatissime. No, non è così. La ministra l'ha fatto per non affaticare la lettura dei destinatari. Una forma quindi di rispetto.

 

Un secondo aspetto è quello del richiamo ai talenti - ormai un vero e proprio leit motiv, se non proprio l'unico, dei suoi interventi -. Talenti che non sono quelli per i quali Tremonti non ci fa dormire la notte (i volgari dane'), né quelli di cui alla famosa parabola evangelica; ma gli Einstein e i Leonardo ai quali, se la scuola non ci pensa, non avremmo né una nuova teoria della relatività, né creativi trattati sull'idraulica o sul corpo umano e opere come la "Donna con l'ermellino".   Quando uno concepisce  un'idea così profonda e universale ha il dovere civile e morale di diffonderla e sostenerla. Certamente tutti ricorderanno le dichiarazioni programmatiche della ministra subito dopo il suo insediamento e i suoi riferimenti vibranti ai talenti: da allora non c'è via di scampo. / (Ma mandiamola a farsi uno shampoo / in qualche Istituto professionale per estetiste, così si rende conto di cos'è una scuola, la sua funzione  e le sue priorità. So che le faremmo cosa, a pensar bene, gradita).

Un terzo aspetto può dar luogo a qualche perplessità. Lo si coglie nel secondo periodo della lettera il cui il legame con quello che si dice prima e quello che c'è dopo è rimasto intero nella penna della ministra. D'altra parte la nostra non è nuova ai salti acrobatici del pensiero. Basta, a mo' di esempio, andare con la mente ad un'altra lettera, anch'essa di accompagnamento al booklet  in cui presentava la sua riforma.    Ma ovviamente nel suo caso si tratta di voli pindarici. Gli stessi che, nel linguaggio comune, vengono detti, senza offesa ovviamente, "saltar di palo in frasca".

C'è forse un solo passaggio che può essere visto in negativo. Me lo ha segnalato una mia insegnante. Che mi ha confessato di essersi risentita per ciò che si legge nella prima frase della lettera: "il Suo lavoro e il Suo impegno - scrive la Moratti - sono sempre stati decisivi nei momenti di innovazione e di cambiamento della scuola, [la virgola è nel testo, io non c'entro] e continueranno ad esserlo…". Non riesce infatti a capacitarsi: "Perchè - afferma - o la Ministra è una maga, che può anche essere, visto che è ancora a galla dopo due anni di governo al gambero e di risultati impensabili (basta andare nelle scuole); ma bisogna però che lo dica; oppure c'è sotto inganno o blandizie. E in nessuno dei due casi la storia mi piace. Ma soprattutto perché   la lettera che ha inviato a me è perfettamente uguale a quella per la collega Panzerotti che, come lei sa  bene (ma finge di non accorgersene), è una vera lavativa e che all'innovazione  e al cambiamento si è interessata e si interessa come Berlusconi dell'Italia. O, se preferite, come i berluscones alla Bondi e Schifani della loro dignità.  E questo non mi sta bene".

Ma,  a parte questo passaggio un po' criticabile, per il resto non si può non ribadire il più totale consenso e la più profonda condivisione per i contenuti della lettera e la più profonda gratitudine per l'iniziativa. Va bene così?