PIANO
FOR
TIC E PROFESSIONALITA' DOCENTE: E SE L'ECDL NON
BASTASSE?
di Maria
Grazia Fiore
Non
basta un Cd-Rom per motivare gli alunni. Non basta un Cd-Rom per far capire. Non
basta un Cd-Rom per valorizzare le tecnologie multimediali. Non basta un Cd-Rom
per realizzare la scuola dell’autonomia. Non basta un Cd-Rom per cambiare la
scuola…perché un Cd-Rom è un Cd-Rom.[i]
Credo
che queste parole di Umberto Tenuta, ben si prestino a sintetizzare le
problematiche connesse all’insegnare e all’apprendere “con il computer”
e, ancor di più, a rimarcare la
fatica con cui l’uso delle Tecnologie Didattiche stenta a concretizzarsi come
fattore di reale innovazione educativa.[ii]
La
trasformazione del PC in una sorta di Bravo-Simac per lo studio[iii]
avvalora spesso una visione semplificata e riduttiva del processo di
insegnamento/apprendimento nonché una serie di ingenuità correlate ad una illusione
tecnologica,[iv] che impedisce la presa di
coscienza che non è il computer a trasformare la scuola ma è la
scuola ad integrare il computer nella didattica che già pratica[v],
amplificandone pregi e difetti e chiamando in causa il docente come principale
protagonista del cambiamento.
L’attivazione
di progetti che integrino le nuove tecnologie nei percorsi curriculari non potrà
non implicare, pertanto:
il confronto con gli assetti mediali
costituitisi nel contesto sociale più ampio e di cui rappresentano un fulcro
fondamentale;
la
valutazione delle potenzialità e dei limiti degli strumenti messi a
disposizione dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, secondo
la triplice dimensionalità di utensili pratici ed efficienti, di strumenti di
espansione dei modi di essere e di pensare nonché di ambiti per mezzo
dei quali si definiscono le dominanti culturali del nostro tempo;[vi]
la
validità didattica e la pertinenza di tali progetti in rapporto all’età,
agli ambiti disciplinari, alle possibilità che offre per lo studio e
all’integrazione con il libro, alla formazione degli insegnanti.[vii]
La
necessità per la scuola di
garantire alle giovani generazioni un “saper fare” che scongiuri il sorgere
di nuove forme di esclusione e di nuovi analfabetismi, ma soprattutto un
“saper essere” utenti consapevoli delle potenzialità e limiti dei nuovi
strumenti, reali costruttori del proprio patrimonio di significati e
strategie, appare pertanto subordinata al fatto, che gli insegnanti siano, a
loro volta, in grado di affrontare questo compito connotato non tanto dalla
trasmissione di conoscenze tecniche specifiche, quanto dal cambiare il modo di
fare scuola e di saper utilizzare proficuamente le tecnologie nella didattica
quotidiana. [viii]
Il
Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti sulle Tecnologie
dell’Informazione e della Comunicazione raccomanda
che la definizione di percorsi di formazione per insegnanti sulle nuove
tecnologie non si riduca a semplice acquisizione di competenze di natura tecnica
ma abbia come punto focale l’intreccio tra tecnologia e didattica, tecnologia
e processi d’apprendimento, valorizzando la triplice valenza delle TIC come
strumenti di supporto:
all’organizzazione e alla gestione della propria attività
professionale;
alla propria attività culturale, con particolare riferimento alle
possibilità offerte della rete Internet;
al miglioramento e alla facilitazione del processo di apprendimento della
disciplina da parte dei propri allievi.
Prevedere
però un terzo asse centrato sull’uso delle tecnologie, lungo cui sviluppare
la professionalità docente, significa chiedere agli insegnanti di modificare la
nozione che questi hanno del proprio ruolo e della propria immagine in esso e,
soprattutto, mettere a punto interventi formativi che tengano conto delle loro
caratteristiche di formandi adulti.
Si
tratta, infatti, di soggetti con una ben definita identità cognitiva[ix]
e professionale, da cui derivano consolidate strategie di apprendimento (e, nel
nostro caso, anche di insegnamento), la cui modifica richiede all’adulto una
forte motivazione fondata sull’apprendere per un fine che gli è ben chiaro
e che sente psicologicamente suo bisogno-desiderio per i ruoli che esercita, per
gli obiettivi che persegue, per le sfide che vuole vincere, per i problemi che
riesce a risolvere…[x]
L’integrazione
delle TIC nella prassi didattica
come mezzi ordinari (e non eccezionali o sperimentali), richiederà, in primo
luogo, che siano gli insegnanti stessi ad utilizzare tali strumenti per la
propria formazione culturale e professionale fino a sentirli propri, a
sceglierli come tali. Occorre andare oltre la visione dell’utilizzo delle TIC
come una necessità a cui la scuola “non si può sottrarre” (quasi che se
potesse farlo…), puntando sulla significatività dell’apprendimento docente,
nella consapevolezza che ciò da cui può scaturire la valenza
didattico-formativa di tali tecnologie è soprattutto la loro “ecologia”,
ossia l’integrazione con il più generale contesto di apprendimento ed il tipo
di rapporto con le altre componenti di tale contesto, docenti in primis.
Solo nel
momento in cui per l’insegnante l’utilizzo delle TIC sarà familiare e
significativo, si potrà parlare di integrazione delle stesse nel suo bagaglio
culturale e professionale e ci si potrà aspettare che (assetti organizzativi
permettendo) le faccia proprie nel suo “fare scuola” quotidiano.
Ma questo
ancora non basta. Occorre, come giustamente osservato da Calvani, abbandonare un
modello di formazione tecnologico-lineare,[xi]
che abbandona a se stesso l’insegnante dopo un più o meno massiccio
intervento formativo finalizzato alla famigerata “alfabetizzazione
informatica”.
Occorrono
delle figure di supporto che sostengano il docente nel cambiamento, che lo
aiutino a realizzare interventi “didatticamente rilevanti”, aiutandolo ad
orientarsi verso un utilizzo pertinente delle nuove competenze: come non basta
un cd-rom per cambiare la scuola, non sarà certo la certificazione ECDL a
cambiare l’insegnante!
E’
lecito, a questo punto, chiedersi se e quanto il Piano For TIC ha tenuto, sta
tenendo e terrà conto di tali istanze.
L’adozione,
anche per questa iniziativa, di un modello integrato di e-learning (così come
accaduto per la formazione dei docenti neo-assunti 2000/2001) potrebbe favorire
una progressiva familiarità con le TIC, delineando quell’orizzonte di
senso che può rendere interessante cambiare consolidate strategie cognitive
e operative, a patto però che si sciolgano quei “nodi critici” che
l’analisi di Ciaffaroni,[xii]
nell’ambito di Didamatica 2003, ha puntualmente messo in luce.
Si
auspica, pertanto, che non si ripresentino quelle difficoltà di carattere
tecnico (da cui neanche il Piano For TIC sembrerebbe totalmente esente, se si
considerano i problemi relativi all’iscrizione e i ritardi già verificatisi
nell’avvio dei corsi), che hanno impedito ad un elevato numero di docenti di
partecipare alle attività on-line[xiii]
e che si rifletta criticamente sui motivi per cui circa 16.000 docenti [35,5%]
e quasi 500 tutor [22,2% circa], non hanno inviato alcun messaggio
alle classi virtuali o ai forum.
Se il
dato relativo ai docenti può essere spiegato la scarsa dimestichezza di molti
docenti con la mancanza di competenze di base nelle nuove tecnologie –
sostiene la relatrice - quello dei tutor solleva un’inquietante interrogativo
circa i criteri utilizzati per selezionarli, giungendo così nodo critico
d’importanza cruciale rappresentato appunto dalla scelta e dalla
formazione di questa figura.
Il tutor
riveste un ruolo particolarmente delicato in un ambiente di formazione
integrata. Essendo il mediatore tra la piattaforma di apprendimento e il
corsista, spetta al tutor attivare il processo e controllare che si svolga senza
intoppi… Il modello di tutor richiesto da PUNTOEDU è quello del “tutor
metodologico” il secondo in una classificazione a quattro livelli proposta da
[FASOLINO, 2002] “Il tutor metodologico è un facilitatore che gestisce con
l’allievo il patto formativo, ne sostiene la motivazione, lo aiuta a risolvere
problemi di studio e comprensione ricorrendo, quando necessario, al contributo
dell’esperto di contenuti del quale ottimizza la presenza. Sollecita la
realizzazione di tutte le prove sia esercitative che valutative. (…) Questo
modello prevede oltre alle competenze tecniche, solide competenze didattiche”.
A giudicare dai risultati del monitoraggio non tutti i tutor possedevano queste
competenze.
Si è
detto che i tutor sono stati direttamente scelti dai direttori dei corsi. La
maggior parte di loro non ha ricevuto alcuna formazione specifica.[xiv]
Viene
confermata così quella forte carenza di figure qualificate in grado di
guidare efficacemente un gruppo che apprende in rete denunciata da Trentin,
nella consapevolezza che il valore aggiunto offerto dalle reti alla
formazione si concretizzi nel combinare l’uso di materiali didattici con il
supporto online di un tutor e/o con il coinvolgimento del partecipante in
interazioni di gruppo finalizzate all’apprendimento collaborativo.[xv]
Nell’ambito
di queste figure e di questa specifica iniziativa ministeriale, ricca di
potenzialità sarebbe potuta essere quella delineata dal percorso formativo B,
teso a dare competenze sul
coordinamento e l’orientamento all’uso delle risorse tecnologiche e
multimediali nella didattica.[xvi]
Il
docente in questione, infatti, avrebbe dovuto svolgere, all’interno del
proprio istituto, le funzioni di counselor per i corsisti del percorso A,
fornendo loro un supporto fondamentale alla “metabolizzazione didattica”
delle nuove strumentalità tecnologiche.
Proprio
per questo motivo, la c.m. 55 dava precedenza (puntualmente smentita dai fatti)
all’avvio dei corsi B, prevedendo al tempo stesso l’inizio dei corsi A a
partire dai moduli tecnici, dimostrando di accogliere quell’esigenza…
…del
bibliofilo (non del bibliotecario), al quale tutti i docenti dovrebbero
potersi rivolgere per conoscere quali sono le pubblicazioni più adatte ai
diversi livelli di età e per le specifiche attività didattiche...
E si ha
parimenti bisogno del docente che ha la passione e la competenza informatica, al
quale potersi rivolgere per avere suggerimenti, orientamenti, aiuti nella
progettazione e nella costruzione dei percorsi didattici multimediali.[xvii]
L’utilizzo
del condizionale, però, non scaturisce tanto dalla constatazione che siano
partiti prima i corsi di tipo A invece che quelli B, quanto piuttosto dallo
scarso interesse che, anche nell’ambito del TED, sembra aver suscitato questa
figura a cui spetta, scuola per scuola, il difficilissimo compito di sostenere i
docenti nella difficile transizione verso nuovi stili professionali.
Se
la scelta dei tutor e la loro formazione non risponderanno a quelle competenze
ed esperienze necessarie ai temi da trattare ed alla metodologia utilizzata, se
il ruolo del docente formato attraverso il percorso B verrà trascurato o
addirittura travisato,[xviii]
sarà molto difficile, come sottolineato da Calvani a proposito di passate
sperimentazioni,[xix] che l’oggetto della
formazione arrivi realmente a scalfire la didattica quotidiana.
[i]
Cfr. U. TENUTA, Non basta un CD-ROM, “Spazio didattica”, n.5.
[ii]
Di particolare interesse, a questo proposito, risulta essere l’intervento
di G. OLIMPO, Tecnologie didattiche = innovazione educativa?, nella
tavola rotonda Dieci anni di tecnologie didattiche tenutasi
nell’ambito di “Didamatica 2003” e reperibile negli Atti Didamatica
2003, Genova 27 e 28 febbraio 2003, pp.622-624.
[iii]
Cfr. M. FERRARIS, TD nella scuola italiana: se ci sei batti un colpo –
Il punto di vista semiserio, ma non troppo, di un tecnologo didattico –
Prima parte, in “TD Tecnologie Didattiche”,
n.1, pp.35-42, 1993, http://www.itd.ge.cnr.it/td/TD1/Tdscuol1.htm,
“2.2.3. Computer = elettrodomestico del lavoro intellettuale”.
[iv]
Cfr. A. CALVANI, Nell’illusione tecnologica c’è un pericolo per chi
insegna, “Telema”, n°12, primavera 1998, http://www.fub.it/telema/TELEMA12/Calvan12.html.
[v]
Vedi nota 3.
[vi]
Cfr. A. CALVANI, Manuale di tecnologie dell’educazione, edizioni
ets, Pisa 1999, cap. II “Tecnologie per l’educazione (I
media)”, pp. 106-108.
[vii]
Vedi nota 4.
[viii]
Cfr. Premessa del Piano Nazionale di Formazione degli Insegnanti sulle
Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. Tale piano costituisce
l’attuazione del progetto sulle “Attività di formazione inerenti le
competenze informatiche e tecnologiche del personale docente della scuola”
approvato con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 22
marzo 2001 (Fondi licenze UMTS), che a sua volta ha costituito una risposta
alle indicazioni date a livello europeo con il Piano di Azione e-Europe
varato a Lisbona nel Marzo del 2000. Sull’argomento, cfr. C.M. 21 maggio
2002, n.55 e relativi allegati, consultabili on line al seguente URL:
http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cm055_02.html.
[ix]
Sul concetto, cfr. D. DEMETRIO, “Diventare adulti nelle organizzazioni”
in D. DEMETRIO (a cura di), Apprendere nelle organizzazioni, La Nuova
Italia Scientifica, Roma 1994, p.31.
[x]
Cfr. M. BRUSCAGLIONI, La gestione dei processi nella formazione degli
adulti, Franco Angeli, Milano 1997, par. 2.4 “Principio della
finalizzazione dell’apprendimento”, pp.45-46.
[xi]
Vedi nota 4.
[xii]
Cfr. M. T. CIAFFARONI, Analisi di un modello integrato di e-learning.
Corso di formazione docenti neoassunti 2001/2002, reperibile in Atti
Didamatica 2003, Genova 27-28 febbraio 2003, pp.400-407.
[xiii] Secondo l’analisi di Ciaffaroni, i fattori fondamentali sono tre: “1. difficoltà di accesso a Internet. – vi sono scuole ancora prive di connessione e non tutti gli insegnanti possiedono un computer; 2. difficoltà di accesso all’ambiente di apprendimento – in parte risolti in corso d’opera, all’inizio erano seri e persistenti, tali da scoraggiare alcuni corsisti e da far preferire loro gli strumenti tradizionali; 3. scarsa dimestichezza di molti docenti con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione – il corso non richiedeva competenze tecnologiche elevate, ma erano necessarie delle abilità di base nell’utilizzo del computer e di Internet, senza le quali l’apprendimento online è impossibile.”. Ibidem, p.406.
[xiv]
Cfr. M. T. CIAFFARONI, op. cit., pp.404-405. L’intervento citato è
quello di L. FASOLINO, Modelli di tutoring per progettare la FAD,
maggio 2002, http://www.wbt.it/index.php?risorsa=modelli_tutoring.
[xv]
Cfr. G. TRENTIN, Problematiche
legate alla gestione della complessità di un sistema di e-learning,
Atti Didamatica 2003, Genova 27-28 febbraio 2003, p.6.
[xvi]
Cfr. C.M. 21 maggio 2002, n.55.
[xvii]
Vedi nota 1. A tale proposito, interessanti spunti di riflessione vengono
forniti da A. RUCCI, Tecnologie
e Didattica: Sfide per il Futuro, http://www.edscuola.com/archivio/software/tecnologie_e_didattica.htm.
[xviii]
Nell’articolo Tecnologie didattiche: luci ed ombre nel nuovo
monitoraggio del Miur, reperibile su Sophia.it, si accenna a questa
figura come “realizzatore di software didattico”!
[xix]
Vedi nota 4.