UNO POI SI CHIEDE CHI CI
GOVERNA
A proposito del Decreto
su Scuola dell'Infanzia e Primo Ciclo
di Aristarco Ammazzacaffè
Uno registra
Uno
in primo luogo registra:
-
il Consiglio dei
Ministri dell'11 settembre approva in prima lettura due decreti: sul Piano
programmatico e su Infanzia e Primo Ciclo;
-
il Piano
programmatico assicura - si scopre - risorse reali quanto virtuali;
-
una sintesi del 2°
decreto approvato dal Consiglio dei
Ministri viene fornito alla stampa da Palazzo Chigi - fonte MIUR - lo stesso giorno;
e su Tutor, Istituti comprensivi e Tempo pieno, presenta alcune aperture
rispetto alle bozze dei mesi precedenti (e l'ottimista è autorizzato a vedere
squarci di sereno);
-
il testo dello stesso
decreto, approvato dallo stesso consiglio dei Ministri, viene diffuso da alcuni
siti - fonte ignota - i giorni successivi in versioni diverse ma non molto
dissimili. La verità alla fine si disvela; sul Tutor: - Forte contitolarità? Ma
quando mai -. Il maestro di una volta vince per sempre (eravamo tanto felici allora);
sul Tempo pieno: - E chi lo sente Tremonti -; sui Comprensivi: - Basta con queste cose da rossi -.
E si chiede
E
non riesce, il nostro, a rendersi conto. Escluso che sia una operazione da
cioccolatai, per il grande rispetto che portiamo al Presidente che tra l'altro
se lo merita, gli restano altre due ipotesi; tralasciando quella vera, rimane
l'altra. E quindi alla domanda incredula: - E' possibile? Ma allora, chi ci
governa? - la risposta è univoca e inequivoca (e volendo anche un po' ondivaga,
per via dell'assonanza): Geni. Ci
governano Geni: in primo luogo della mediazione politica e della tempistica. Ma
anche indubitabilmente, geni della ballistica - scienza non nuova, ma
recentemente molto coltivata da Palazzo Chigi e dependences - della quale è fondamento, assicura chi ne sa, la
nozione basic "cacciar
balle".
Tra
l'altro, lo scorso anno, su alcuni aspetti della Riforma (come la chiama ancora
qualcuno) c'era stata anche una sperimentazione (quella delle 251 scuole: un
campione valido per i giocatori di basket) voluta e sostenuta fortemente dal
Ministro.
Per
quanto a chiamarla così - sperimentazione - si corra il rischio d'essere
picchiati in primo luogo da chi l'ha fatta, su due punti c'era condivisione:
-
sul tutor: - che era
meglio prima -,
-
sui programmi: - che
era meglio altro -.
Ma
le Nostre (il Ministro intendo e l'On. Aprea), geni e anche determinate (a
Roma, sembra dicano, sia detto con rispetto, "So' de coccio"), su
tali risultati, transeunt (bypass, per l'entourage morattiano, per via delle tre I); forte, l'una della sua
managerialità da scoprire (la domanda è: dove), l'altra del suo expertice organizzativo da dimostrare
(evitare domande).
E cerca. La Conferenza
Uno
poi cerca anche conferme, per capire di più, se ce ne fosse bisogno.
Per
esempio, nella Conferenza stampa del Presidente e del Ministro, con al seguito
l'on. Aprea (il giorno è sempre quello dei due decreti).
Ed
è lì che uno sente di non stare più in sé, tanto è - dei tre - il livello di
competenza specifica e di raffinatezza culturale, a vederle. E ascolta cose e
non ci crede. Come quando il Presidente, per sottolineare l'importanza di una
delle tre I, richiama la sua esperienza sia di imprenditore - che, in Inglese,
di contratti ne ha fatti molti "senza mai sbagliare una clausola"
(per via dei suoi manager, pensa uno che l'ha sentito anche mezza volta) -, che
di uomo di mondo; il quale sa che quelli che vanno all'estero "a fare
l'inglese, molti si sfidanzano perché lasciano qui le loro fidanzate "
(testuale, dai giornali del giorno dopo: verificare sintassi, lessico e senso dello humor ).
L'on
Aprea che c'è - e non è in sé per esserci - annuisce e sorride, non si sa se compresa o sospesa.
Il
ministro - era il suo giorno - riesce finalmente a trovare un suo spazio e ce
la mette tutta a convincersi che sta spiegando la sua di Riforma e che tra le
materie c'è anche (qualcuno incredulo direbbe "nientemeno") la
Storia.
Quanto
basta, a questo punto, per far scatenare il Presidente / che di storia se ne
intende, per via degli studi su Papà Cervi resuscitato (quando uno dice: non ci
sono più miracoli) e delle lezioni su Romolo e Remolo e, più recentemente,
sulle vacanze al confino degli esiliati politici durante il fascismo.
Mrs.
Moratti lì per lì rimane interdetta per l'interruzione brusca; ma poi ne è felice (si vede), avendo dimenticato - ma
solo momentaneamente per via della Tivvù che mette sempre un po' di emozione -
il seguito della frase mandata a memoria il giorno prima.
E
così il Presidente, visto che la parola ce l'ha, ne approfitta per parlare di
cose - un po' personali, in verità -
che però gli premono (bisogna capirlo).
Solo
che - voi lo conoscete il Presidente -
in alcune circostanze (e questa
è una di quelle) chi lo può tenere? Parla sparla pirla (dal milanese "pirlare", cioè
girare; detto anche di argomentare che gira attorno e a vuoto), prorompe,
irrompe: come si confà /a un vero principe del varietà. Lui è fatto così. Ma
comunque.
E
l'on. Aprea sorride sempre (beata lei). Ognuno poi è fatto come gli conviene. E
anche lei è fatta così.
La
Moratti fa buon viso, osserva e non sa cosa pensare: non le riesce; ma alla fine però lo dice tutto lo spot-ino,
carino bellino, con dentro tanta anima quando basta a sentirsi proiettati in un
futuro posteriore: - Inglese e informatica dalle prime classi, novità senza
precedenti, come sanno le nostre scuole che li insegnano da anni; Famiglia in pole position, al completo di fratelli
maggiori e minori, comprensiva dei nonni, se vivi; Talenti: in pratica come
quelli da allevamento; e così di seguito.
E
poi conclude come viene: - Più grammatica (ce n'è un gran bisogno), più
geometria, e soprattutto più astrologia, Gesù Giuseppe San Patrignano e Maria
-.
Si
è - si vede - un po' persa.
L'on.
Aprea adesso ride. E uno non capisce. Ma comunque.
Come si sta
Come
si sta a questo punto?
Ce
l'avete presente un mare forza nove
e una barca di quelle che già in tempi normali non è il massimo? E tu ci stai
sopra? Con il riformista, tra l'altro, che invita a non drammatizzare e il
prete che esorta a volersi bene e un campione d'altri tempi che si dice
fiducioso perchè in compagnia di San Paolo (e c'è da credergli).
Fate
un po' voi, ma scatenate pure la vostra fantasia / tanto in Berlusconia la
realtà è ben oltre - l'imagination
più ardita che ci sia.
"E
l'Italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar…" (Giorgio Gaber).