Contributi
29/08/2009 Il Venerdì di Repubblica 28 agosto ,N.1119Ebbenene si, dobbiamo difendere la Patria dal federalismo-burla della Lega
"La sinistra abbracci il valore della nazione"Dice il governatore piemontese M. Bresso,"la furia distruttiva di Bossi" contro l’inno e per i dialetti a scuola mina l’identità nazionale.
Vera Schiavazzi
Torino. Alla fine, tra una sparata estiva di Bossi e una distrazione di Bondi, tra un duello a distanza con La Russa e un richiamo di Calderoli, il miracolo si è compiuto. E la sinistra italiana si è ritrovata a essere la più agguerrita paladina del Risorgimento, dell’Unità d’Italia, dell’inno di Mameli. Della Patria, insomma. Impensabile fino a pochi anni fa, quando quella vittoria che doveva porgere la chioma a Roma faceva francamente sorridere un po’ tutti e i cimeli garibaldini, una della passioni più innocenti di Craxi, finivano nel migliore dei casi nel capitolo folklore italiano.
Ora Mercedes Bresso, battagliera presidente del Piemonte, decisissima a ricandidarsi tra un anno, una delle poche esponenti di spicco del Pd che non arriva né dal mondo cattolico né dalla tradizione comunista, guida il fronte di chi vuole trasformare il 2011, anno di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, in un grande momento di rilancio dell’identità nazionale. Invitando tutti gli italiani sparsi in giro per il mondo (potenzialmente, alcune centinaia di milioni di persone) e portando a casa addirittura uno Statuto speciale per Piemonte e Liguria. "Perché in fondo" sorride Bresso "siamo quelli che abbiamo dato il meglio perché l’Italia si facesse davvero: noi, Vittorio Emanuele e Cavour; loro, Garibaldi ... Ci meriteremmo almeno uno Statuto come quello della Sicilia".
Presidente, lei aveva già annunciato che nonostante la freddezza del governo le celebrazioni si sarebbero fatte comunque. Ora che il Capo dello Stato è venuto in soccorso crede che la musica cambierà?
"Napolitano ha fatto benissimo, del resto con lui ci eravamo già incontrati e ci incontreremo ancora per presentargli i nostri programmi. Certo nessuno potrà permettersi di ignorare il suo appello. Ma non bisogna sottovalutare la furia distruttiva della Lega, che sta facendo di tutto per minare l’idea stessa di unità nazionale, dalla proposta di sostituire Mameli con Va, pensiero ai dialetti nelle scuole. Possono sembrare sparate estive, ma corrispondono a un pensiero ben preciso, a un’idea burlesca e ingestibile di federalismo e a un’Europa-spezzatino realizzata a partire da Paesi deboli e divisi. Come sta avvenendo in Belgio".
Le prime risposte non sono incoraggianti: dal governo mettono le mani avanti, dicono che non ci sono soldi e accennano vagamente a manifestazioni a Torino, Firenze e Roma ...
"La verità è che non hanno la più pallida idea di che cosa fare, e intanto danneggiano gravemente la nostra immagine anche all’estero. Al contrario di noi, che siamo partiti da tempo con un Comitato che coinvolge tutti, dagli enti locali alle fondazioni bancarie alle università. Siamo abituati a veder scomparire i fondi promessi dal governo, compresi quelli per i musei nazionali, quindi ci siamo attrezzati per sostenere con contributi europei che avrebbero dovuto essere destinati a altre opere il completamento dei lavori per il Museo Egizio e la Galleria Sabauda e per il Museo del Risorgimento, che sarà un puntochiave del 2011".
Calderoli paventa le "marchette", i questuanti che si mettono in fila per avere ognuno la sua briciola di finanziamenti...
"Non si preoccupi. Per la nostra principale iniziativa, Esperienza Italia, chiameremo i migliori talenti e premieremo l progetti, artistici, culturali e scientifici, che meglio rappresentano oggi i valori del nostro Paese: creatività, bellezza, ricerca scientifica. Il 2011 dovrebbe essere l’anno in cui chi ha genitori, nonni o bisnonni italiani decide di venire a riscoprire le sue radici. Ma per farlo bisogna essere pronti adesso, pubblicizzare le proposte già in autunno. Noi lo siamo, ma il governo?".
Dopo Gramsci, dopo qualche slogan sindacale degli anni Settanta come "Nord, Sud, uniti nella lotta", non è che la sinistra italiana abbia mai riflettuto granché sull’unità nazionale, non le pare?
"È vero, c’è stato un certo ritardo, così come sul modello di federalismo. Per quanto mi riguarda, tm i protagonisti del Risorgimento mi riconosco soprattutto nelle idee di Carlo Cattaneo, che, come si sa, non prevalsero. Ma siamo in tempo a rimediare e a riportare il dibattito sul federalismo sui binari corretti, come hanno già fatto tutti i Paesi europei più seri, a partire dalla Spagna: una forte identità nazionale e delle forti autonomie locali, norme fiscali semplici e fondi statali per compensare le aree più povere. Però l’Italia non ha alle spalle secoli di unità, a tenerla insieme sono la geografia e la lingua, per questo è così importante difendere l’italiano e respingere i tentativi, ridicoli ma pericolosi, di tornare ciascuno al suo dialetto".
Per questo proponete anche una festa?
"Sì, la sosterremo insieme ad altre regioni. Manca un giorno nel quale celebrare l’Unità nazionale, potrebbe essere il 18 febbraio o un’altra data, ma, mi dispiace per il ministro La Russa, non il 4 novembre che ricorda la prima Guerra mondiale, tutt’altra cosa".