Istituti comprensivi e dirigenti scolastici

 

di Gianni Gandola  
Dirigente scolastico, Esecutivo provinciale dirigenti Cgil, Cisl, Uil Scuola Milano

 

Nella sessione di ieri dei dirigenti scolastici, si sono riproposte sostanzialmente le questioni che sono al centro del dibattito e dell’esperienza dei Comprensivi di questi due-tre anni. Cercherò pertanto di fare una “sintesi ragionata” sottolineandone i punti principali.

 

Il “boom” dei comprensivi e la prospettiva del riordino

Comincerò col dire che - dal punto di vista dei dirigenti scolastici - il titolo di questo Convegno, più che “Gli Istituti Comprensivi: crocevia delle riforme”, avrebbe potuto ragionevolmente essere: “Gli Istituti comprensivi: croce e delizia della riforma”...

Gli Istituti Comprensivi, infatti, pur essendo sorti in un certo senso “a prescindere” dal riordino dei cicli, costituiscono senza dubbio un’esperienza che offre spunti di riflessione e indicazioni utili anche nella prospettiva del riordino, per gli aspetti positivi e per i punti critici che ha evidenziato. Da questo punto di vista gli IC sono senz’altro un buon “osservatorio”…

Occorre innanzi tutto tener presente il fatto che l’attuale espansione degli IC, la loro “progressione geometrica” è avvenuta principalmente non tanto per una “spinta propulsiva” di carattere pedagogico-didattico (ovvero per una scelta di politica scolastica compiuta a livello centrale) quanto piuttosto per la “forza dei numeri”, sull’onda cioè dei processi di dimensionamento e di autonomia degli istituti scolastici. Questo “vizio d’origine”, questa modalità di formazione abbastanza “improvvisata” o dettata da ragioni da “razionalizzazione” della rete scolastica porta inevitabilmente con sé qualche problema…

Riferendosi ad un monitoraggio compiuto dall’Irrsae Piemonte Ignazio Sarlo nel suo intervento distingueva tre tipi di IC:

- quelli che si sono costituiti per scelta e in un ambito territoriale omogeneo (i Comprensivi doc, gli istituti che sono partiti in condizioni ottimali)

- quelli che non si sono scelti ma gravitano su un’area omogenea

- quelli che non si sono scelti e sono addirittura collocati in ambiti territoriali diversi e scarsamente comunicanti fra loro.

Sarlo definiva questi “Istituti Comprensivi del terzo tipo”organismi “deformi”, con un pezzo da una parte e un pezzo da un’altra, costretti a “convivere”.

Ora, sono stati segnalati casi di aggregazioni di scuole ove più che di IC bisognerebbe parlare di  istituti “incomprensibili”…

 

Va detto a questo proposito che il piano di dimensionamento in talune situazioni - vedi area milanese e torinese (e non solo) - ha tenuto conto prevalentemente dell’aspetto “quantitativo” più che di altre ragioni più forti (la corrispondenza con un ambito territoriale, i flussi/passaggi degli alunni, il parere degli organi scolastici, ecc.).

 

Indubbiamente la “verticalizzazione”, a differenza delle aggregazioni in orizzontale - puramente  quantitative, semplici somme di scuole dello stesso tipo - nella prospettiva del riordino ha una marcia in più, nel senso che “mette in relazione” gli insegnanti dei diversi gradi. Questa che può sembrare un’ovvietà è esattamente il senso forte dei Comprensivi, il loro “valore” aggiunto, la loro carica potenziale.

Nella consapevolezza che vi sono dei limiti strutturali oltre i quali l’IC per sua natura non può andare e che rappresentano altrettanti “vincoli” ed “elementi di condizionamento”.

Siamo pur sempre di fonte infatti a gradi di scuola diversi, con una diversa organizzazione didattica, con Programmi diversi e non raccordati tra loro, con un diverso stato giuridico dei docenti, orari di servizio diversi (sia in termini di ore di lezione che di programmazione).

Diversità strutturali che solo una riforma complessiva della scuola di base (riordino dei cicli) può e deve superare e risolvere, a partire dall’unificazione del profilo professionale e contrattuale dei docenti della scuola di base (stesso orario, stesse condizioni di lavoro)…

 

Perché “croce e delizia”?

a) aspetti positivi

Gli aspetti positivi  riscontrati nell’esperienza degli IC consistono soprattutto:

 

- nel fatto che segnano un passo avanti verso una scuola di base unitaria (l’IC non è attualmente questa cosa, configurandosi come la somma di segmenti diversi, ma va in questa direzione...)

- nel fatto che, pur convivendo all’interno dello stesso istituto gradi diversi di scuola, è assicurata comunque una gestione/direzione  unitaria

- nei momenti di “continuità possibile”: nel confronto fra i docenti, nella costruzione graduale del curricolo o di “pezzi” di curricolo unitario, di percorsi didattici comuni, nel “prestito professionale”, - nell’uso integrato delle risorse

- nel rapporto più organico con il territorio (là dove possibile)

in tutti quegli elementi “virtuosi”, in sostanza, che già sono stati molto bene indicati nelle relazioni introduttive e in vari interventi.

 

b) aspetti “problematici” e/o punti critici

Essendo questo un convegno sindacale e non un convegno di associazione professionale e/o pedagogica, occorre mettere al centro della riflessione soprattutto le questioni di natura organizzativa che riguardano “le condizioni di funzionamento” degli IC (senza ovviamente perdere di vista il senso complessivo dell’operazione sul piano pedagogico, le potenzialità e le finalità educative degli IC, le “ragioni di fondo” insomma del Comprensivo…)

 

Da questo punto di vista le domande allora sono:

1) quali difficoltà si sono incontrate nell’esperienza degli IC ? e soprattutto:

2) cosa è necessario per un corretto funzionamento ed uno “sviluppo sostenibile” degli IC?

 

Problemi e difficoltà

In sintesi, tra i problemi e le “difficoltà” riscontrate si possono elencare:

 

- la “territorialità”, o meglio: la “non-territorialità”, le situazioni in cui non vi è un riferimento territoriale omogeneo e/o un’identità comune

- la scarsa flessibilità della normativa (ad es. sulla formazione degli organici, che restano “separati”, sul prestito professionale in assenza di “spezzoni” orari, ecc.)

- l’assenza, la latitanza dell’Ente locale (è il caso del Comune di Milano ma non solo)

- il problema dei collaboratori scolastici (bidelli) nel travagliatissimo passaggio dal Comune allo Stato (per inciso: se a Torino o in alcuni comuni della provincia di Milano c’è il grosso problema delle imprese di pulizia e degli appalti, a Milano-città il 43% del personale “transitato” è in “servizio di riguardo”, non può svolgere a pieno cioè le mansioni previste dal corrispondente profilo professionale…)

- il differente stato giuridico dei docenti dei vari gradi di scuola (con le connesse difficoltà ad avere tempi comuni per le riunioni, per la programmazione didattica, ecc.)

 

- le carenze e i ritardi dell’Amministrazione per quanto riguarda la formazione del personale, dirigenti scolastici ma anche responsabili amm.vi e docenti… (a proposito: per i colleghi che avranno l’IC a partire dal prossimo settembre non risulta essere stato approntato alcun Piano di informazione/formazione…)

 

I “supporti indispensabili” per il buon funzionamento dell’IC

Va ricordato anzi tutto che in questi anni alcuni significativi risultati sono stati ottenuti dal sindacato, per iniziativa del Coordinamento dirigenti scolastici Cgil-Cisl-Uil e con il convinto sostegno della Segreteria della Cgil scuola milanese in particolare. Risultati estesi poi sul piano nazionale a tutti i Comprensivi, ordinari e sperimentali.

Nel confronto-vertenza aperta tre anni fa sono state richieste e ottenute dal Ministero, anche per la disponibilità del Provveditore di Milano, soprattutto tre cose:

 

a) esoneri - semiesoneri per i vicari/vicepresidi. Si è cioè applicata al riguardo la normativa più favorevole, quella prevista dall’art.459 del D.L.vo n.297/94 per la Scuola media (vedi Cm n.613, prot.19693 del 30/09/97). Questo ha consentito che tutti e 20 gli IC ordinari più i 4 sperimentali della provincia di Milano avessero il semiesonero (e diversi l’esonero totale) del vicario.

b) personale Ata segreteria. Anche qui l’applicazione dei parametri più favorevoli (doppio conteggio delle classi di tempo pieno e di tempo prolungato) ha consentito di ottenere un discreto numero di assistenti amm.vi (rif. Circolare dell’Uff. di Gabinetto, Mpi del 19/9/97, prot.n.19773).

c) precedenza nell’assegnazione di risorse professionali su Progetto (es. insegnanti distaccati sui progetti antidispersione/alunni stranieri, nuove figure professionali quali l’operatore tecnologico o l’operatore psicopedagogico, ecc.) e/o di risorse finanziarie (es. assegnazione progetti 1A e 1B), per la riconosciuta complessità di gestione.

 

A queste si è aggiunta dall’a.s. 1999/2000, per iniziativa delle Segreterie nazionali, l’assegnazione di una Funzione-Obiettivo in più per gli IC

 

Una possibile piattaforma sindacale per i “comprensivi”

Quali sono allora, per ricostruire un quadro d’insieme, i “supporti indispensabili per gestire la complessità dell’ IC”, i punti irrinunciabili” di una possibile “piattaforma sindacale di base” dei Comprensivi?

 

Per poter “agire localmente e pensare globalmente” come diceva GianCarlo Cerini, sono necessarie alcune “condizioni materiali”, riassumibili in cinque punti:

 

1) Staff di direzione: un adeguato numero di esoneri-semiesoneri del personale facente parte dello staff. Vorrei ricordare che la questione dello Staff e/o di un sistema di “leadership diffusa” (per riprendere la definizione di Anna Arnone) sono sempre stati un punto centrale nella elaborazione del Coordinamento Cgil-Cisl-Uil sulla dirigenza, un nostro cavallo di battaglia.

 

2) Organico funzionale: un organico effettivamente funzionale, nel senso di “arricchito”, che tenga conto della “particolarità” degli IC. Ad es. per quanto riguarda:

- l’utilizzo degli spezzoni (completamento orario dei docenti di SM all’interno dell’istituto) per consentire forme di prestito professionale

- l’assegnazione di alcune figure di sistema e/o nuove figure professionali (tipo OT o OPP)

- l’utilizzo degli assistenti tecnici negli IC

3) Personale Ata (sia assistenti amm.vi che collaboratori scolastici) in numero adeguato e professionalmente valido  -non al di sotto dei parametri definiti lo scorso anno per gli amministrativi- A questo proposito il sindacato deve porsi il problema di un riequilibrio tra gradi di scuola, di una redistribuzione di posti dalla secondaria alla scuola di base…

 

4) Risorse finanziarie: fondi aggiuntivi per incentivare il personale che lavora su progetti di  continuità, raccordo, ecc. - conferma della FO in più per gli IC.

 

5) Supporto da parte dell’amministrazione (centrale e periferica) con il coinvolgimento di Irrsae, Ispettori tecnici, ecc. per quanto riguarda in particolare:

a) la formazione del personale

b) il coordinamento delle esperienze (costituzione di reti di comprensivi a livello territoriale e non).

 

In buona sostanza, non si può pensare di avviare innovazioni e/o riforme nella scuola senza adeguati investimenti in termini di risorse professionali ed economiche (riducendo magari le risorse per la scuola pubblica per darle alla scuola privata…)

 

Il “fattore c”: la complessità in rapporto alle dimensioni

Un’ultima considerazione. Come abbiamo già detto, il piano di dimensionamento nell’area milanese (e non solo) ha avuto un orizzonte meramente quantitativo, prescindendo in molti casi da:

 

- proposte degli organi collegiali delle scuole

- riferimento ad un ambito territoriale il più possibile omogeneo (che tenesse conto dei flussi degli alunni, attuali e tendenziali).

In alcune situazioni si è superato il tetto dei 900 alunni previsto dalla normativa, creando “mostri” organizzativi di difficile gestione.

Ora, l’esperienza insegna che l’IC non deve avere dimensioni eccessive, numeri troppo alti (oltre i 900): già è complicato dirigere circoli didattici con oltre 1.000 alunni e più plessi, figuriamoci scuole composite come i Comprensivi!

Se come Coordinamento non abbiamo condiviso le teorie del “piccolo è bello” (un ri-equilibrio nelle dimensioni degli istituti fra i vari gradi di scuola è sacrosanto!…) non è accettabile neanche l’estremo opposto (“troppo grande non è buono”!)…

Le dimensioni quantitative, la “quantità” non può andare a scapito della “qualità” della scuola, di un corretto e “sostenibile” funzionamento degli istituti scolastici.

 

Come Cgil occorre puntare allora alla costituzione di IC, ma di Comprensivi “dal volto umano”.


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