Milano, 20/05/2003

INGLESE PER TUTTI. PAROLE E FATTI DELLA RIFORMA MORATTI

di D.M. insegnante di inglese



Da. www.scuolaoggi.org del 20.5.2003 - L’OPINIONE

INGLESE PER TUTTI. PAROLE E FATTI DELLA RIFORMA MORATTI.

L’insegnamento obbligatorio della lingua inglese è uno dei “plus” (come si dice in linguaggio aziendalistico) della riforma Moratti, “L’INGLESE PER TUTTI” che spiccava sui macro manifesti della campagna pubblicitaria pre-elettorale delle TRE I.
Ora passiamo dagli slogan alla banalità dei fatti, un atto dei più eccentrici nel nostro Paese in questa stagione. Di come stiano realmente le cose, dell’informazione di base relativa alla riforma della scuola non sa nulla nessuno, poco gli insegnanti e men che meno gli elettori, pardon, i genitori.

1. NESSUNA NOVITA’
L’insegnamento obbligatorio di una lingua straniera è realtà nella scuola elementare dal 1992. Certo compatibilmente con le disponibilità di insegnanti debitamente abilitati, quindi con squilibri di risorse sul territorio nazionale. Ma nelle grandi città come Milano pressoché tutte le classi dalla terza alla quinta hanno avuto copertura e in diverse scuole anche le prime e seconde. Certo la lingua straniera insegnata non era necessariamente l’inglese (del resto i programmi parlavano di valore FORMATIVO e CULTURALE di questo insegnamento, non certo PREROGATIVA dell’inglese!). Ma nel decennio 1992-2002 la percentuale di classi di inglese ha raggiunto l’80% rispetto alle altre lingue comunitarie e in molte scuole milanesi, in base alle risorse di insegnanti formati, l’insegnamento di una seconda lingua abbinata all’inglese era già una realtà conclamata.

2. INGLESE E SOLO INGLESE
Nella riforma Moratti si parla esclusivamente di insegnamento della lingua inglese OBBLIGATORIA sin dalla prima. Quindi si accentua la funzione di uso veicolare della lingua rispetto alle indicazioni formative dei programmi del 1985. Eventuali altre lingue diventano accessorie al percorso educativo perdendo di fatto il patrimonio di conoscenze professionali degli insegnanti specialisti e specializzati in altre lingue comunitarie.

3. TANTO INGLESE QUANTO PRIMA (O MENO)
Nei prospetti orari allegati alla mole cartacea della Riforma* si parla di un’ora settimanale in prima e seconda e di due in terza quarta e quinta. Apparentemente il monte ore del ciclo elementare non cambia granché, visto che attualmente le ore dalla terza alla quinta di lingua straniera sono tre alla settimana. Quindi si diluiscono gli interventi didattici sui cinque anni invece che concentrarli su tre. Per le scuole in cui già si insegnava l’inglese dalla prima si tratta invece di una perdita netta.

4. MENO INSEGNANTI DI PRIMA
E’ opportuno infatti sapere che - nella provincia di Milano – rispetto lo scorso anno vi sono una settantina di insegnanti di lingua straniera in meno. In particolare, sono stati tolti dall’organico gli insegnanti specialisti di lingua straniera che operavano in diverse scuole sulle classi prime e seconde. Questi dal prossimo anno rientreranno su posto comune (al massimo saranno utilizzati nella loro scuola come “specializzati”). Vi è quindi, di fatto, una riduzione del numero delle classi coinvolte (solo terze, quarte e quinte) e un sottoutilizzo dei docenti formati che erano già attivi, come specialisti, su più classi. Come si concilia questa mossa con l’obbligatorietà della lingua inglese dalla prima?

Ma facciamo alcune ipotesi per quanto riguarda le possibili prospettive:
a) Gli insegnanti specialisti attualmente impiegati sul secondo ciclo, vista la diluizione delle ore per classe, prevista nelle “Ipotesi di modelli organizzativi per la scuola primaria”, dovranno operare su un maggior numero di classi. Con quali risultati? Non saranno tentati di tornare su posto comune, con la loro unica classe? Sarebbe un bel risparmio di posti a tempo indeterminato per l’Amministrazione ! (vedi al punto d).
Considerati gli schemi orari e i tempi di insegnamento previsti, occorrerà a questo punto aprire un capitolo apposito e chiedersi QUALI SONO I CONTENUTI e I METODI DIDATTICI indicati per questa disciplina.

b) I bambini potranno imparare l’inglese guardando alla TV opportunamente collocata in classe il programma DIVERTINGLESE presentato con grandi squilli di tromba dal Ministro e dal Primo Ministro. Sul sito del Ministero sono aperte le iscrizioni per le scuole che intendono partecipare all’iniziativa. Riceveranno parabola e TV, nonché materiali didattici di accompagnamento. Per accendere un tasto e somministrare una scheda non occorre che l’insegnante sappia una parola di inglese. Ecco risolto il problema delle risorse umane professionalmente preparate. Tanto, per imparare una lingua a pappagallo, al di fuori di ogni riflessione e operatività, la TV basta e avanza. Poi è strumento moderno che cattura l’attenzione e i bambini sono adusi al ruolo di spettatori.

c) Si utilizzeranno nel secondo ciclo insegnanti in esubero (?) delle medie.

d) Si assumeranno con contratti d’opera operatori esterni “compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili”. Ciò significa che, considerate le risorse attualmente date alle scuole, sarà necessario chiedere ai genitori di pagare una quota per avere un insegnamento OBBLIGATORIO. Questo apre molti punti interrogativi, legati alla privatizzazione di fatto di un servizio pubblico di base. Quindi il fiore all’occhiello, il modernissimo, aziendalistico inglese, la lingua che ci apre le porte del lavoro prestigioso già a cinque anni diventa una prestazione a pagamento! E chi non vuol pagare? Chi non può? Andrà in altro laboratorio? Ecco già predisposto l’”orientamento”, il “progetto di vita”.


* (varrebbe la pena di parlare di come e quando gli insegnanti saranno messi in condizione di conoscere operativamente questa Riforma: forse che si chiede ai dipendenti di aziende private di studiarsi a casa la nuova organizzazione del lavoro d’ufficio, scaricandosi centinaia di pagine da Internet nel loro tempo libero a loro spese?)


D.M. (insegnante di lingua inglese scuola elementare)


Milano, 16.5.2003


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