A proposito di Professionalità e di Contratto.
di Omer Bonezzi
Circola
in rete un intervento di
Michele Corsi, delegato dell’ITSOS A.Steiner di Milano, sul contratto.
Il testo è un esempio interessante di come può essere stravolta la realtà
dalla cultura del sospetto e dagli occhiali ideologici. Ai nostri fini scegliamo
solo un brano perché ci permette di sviluppare un ragionamento:
..L'art.22 recita: "Le parti stabiliscono di costituire, entro 30 giorni dalla firma definitiva del presente CCNL, una commissione di studio tra ARAN, MIUR e OO.SS. firmatarie del presente CCNL, che, entro il 31-12-2003 elabori le soluzioni possibili, definendone i costi tendenziali, per istituire già nel prossimo biennio contrattuale, qualora sussistano le relative risorse, meccanismi di carriera professionale per i docenti." Siamo di nuovo al concorsone, con qualche elemento peggiorativo. Questa commissione elaborerà "soluzioni" che il governo implementerà già dal prossimo biennio economico, dunque a gennaio. Non è vero che la questione è stata rinviata: è stata posta con forza, si è dato via libera ad uno dei tasselli fondamentali del sistema Moratti. Tassello che accompagnerà la "riforma", dato che , ad esempio, la figura del maestro "tutor" che questa prevede dovrà appartenere ad una fascia, anche salariale, differenziata…..
Sfugge
al collega che sulla riforma il sindacato scuola della CGIL,la CGIL e Proteo
Fare Sapere si
sono battuti strenuamente con centinaia e centinaia di iniziative. Sfugge
che c’è stato un congresso del sindacato scuola che ha avuto
conclusioni unitarie e che è stato l’occasione per rivedere ed adeguare la
linea del sindacato. Sfugge, soprattutto, che c’è Berlusconi al governo, e
che questo succede, guarda caso, proprio grazie all’attitudine dei suoi
avversari a dividersi e a litigare fra loro, partendo a volte, anche se non
unicamente da
fantasmi e rappresentazioni ideologiche della realtà e del proprio vicino.
Questo
sembra proprio un esempio di come si possa perseverare in un tal genere di
errori.
Entriamo
nel merito.
Un
articolo come il 22, così scritto, a me pare proprio una sconfitta di chi
voleva utilizzare il contratto per gerarchizzare la categoria ed anticipare la
riforma.
Già
nei contratti precedenti (1987 1988 1994) si trovavano analoghi articoli, che
non si
sono però mai attuati (Si è fatto un tentativo con l’art 29 ma sappiamo come
è finito).Questo fatto ha alcuni motivi abbastanza precisi, e uno in
particolare:
La
categoria si autorappresenta professionalmente in almeno 7 modi diversi: da
professionista libero indipendente a docente “magistrato” pubblico con
finalità sociali, passando al concetto di insegnante come scelta e missione di
vita. Si veda la ricerca di Cavalli “Insegnanti Oggi”. Ognuna di quelle
rappresentazioni ha una ragion d’essere nella scuola, ma esse non sono mai
riuscite a divenire una nuova sintesi di identità professionale.
Per
questo, in una rappresentazione reale e non ideologica della categoria, bisogna
riconoscere che in essa, o in parte di essa, l’aspirazione al riconoscimento
del merito è tuttora presente, ma ben difficile da definire, anche qualora si
volesse trascurare il carattere aleatorio e per certi versi preoccupante di
quella frase ‘qualora sussistano le relative risorse’. Oggi però è
prioritario smascherare il vero carattere, il contenuto dell’idea di carriera
che sta dietro questa riforma.
Negli
anni novanta è venuto a compimento un ciclo sociale, quello fordista, che aveva
modulato, eccome, tutta la società proponendo un idea di tempo, spazio e merito
conseguenti. Oggi siamo con i piedi e col cuore in una nuova realtà nella quale
la società viene modulata dalla conoscenza con quello che ciò comporta.
Lo scontro politico, sociale ed esistenziale ha una dimensione diversa: il nodo è se ingabbiare la conoscenza per estrarne profitto o usare la conoscenza come strumento per costruire una nuova cittadinanza globale.
Di conseguenza l’idea di merito che sottintendeva i vecchi contratti non ha più ragion d’essere. Oggi la proposta della Moratti è “modernissima”, e funzionale a trasformare la scuola secondo un modello di controllo inedito, di mercificazione che va ben al di là dell’idea di privatizzazione con la quale ci siamo scontrati negli anni novanta.
La carriera però non è solo un possibile aumento per merito, è una cosa più sottile che si esplica in mille modi indiretti. Esiste in realtà un modello di carriera ben definito, che si è autoalimentato in un secolo di scuola.
Ruolo e non ruolo fanno già la differenza. Maestro che ha un stipendio diverso da un professore della media e delle superiori. I punteggi per i trasferimenti diversificati per ordine di scuola come i punteggi per le supplenze. Ebbene, questo sistema di carriera indiretta è entrato paurosamente in crisi per diversi motivi. La mobilità tra ordini di scuola, l’aumento dell’esposizione del precariato ed il blocco illegale delle assunzioni dell’attuale governo, l’impossibilità di andare in pensione anticipata.
L’art.
10 comma 11 del contratto è un primo segnale verso la rimodulazione della
carriera, quando recita che ai fini dei trasferimenti il punteggio di ruolo è
uguale a quello pre-ruolo. La gerarchizzazione gentiliana subisce un duro colpo,
la carriera di un insegnante viene pienamente riconosciuta se svolta nella
scuola, in qualsiasi ordine di scuola, almeno per ciò che riguarda i
trasferimenti.
E’
un aspetto limitato, ma che può consentire successivi passaggi di importanza
notevolissima.
Se
inizierà il lavoro di commissione, infatti, credo che occorrerà partire da tre
premesse:
la
prima: è carriera
materiale, negativa, tenere colleghi precari per anni ed anni, bloccando
le immissioni in ruolo. La prima forma di riconoscimento di carriera è
l’immediata immissione in ruolo su posti vacanti.
La
seconda azione è pretendere il riconoscimento economico di tutto il pre-ruolo
perché occorre almeno registrare che la carriera di fatto è costruita anche
dalla mobilità interna tra ordini scolastici che ora, dopo il contratto, va
riconosciuta compiutamente.
La
terza azione – quella centrale - è la valorizzazione del lavoro cooperativo e
non competitivo perché la conoscenza e la ricerca funzionano bene solo in team,
perchè l’indipendenza professionale esiste ed il contratto, oltrechè la
legge, prevede pure la collegialità.
Infine
l’idea di insegnante tutor o prevalente per le elementari, ma anche la ricetta
prevista per la media ha connotati anticostituzionali, è in contrasto con
l’art. 33 della Costiuzione e con parti del decreto sull’autonomia didattica
della scuola, e quindi non le deve essere lasciato spazio.
C’è
materia per una riflessione collettiva alla quale Proteo Fare Sapere intende
dare un contributo, a partire da una lettura trasversale della proposta Bertagna
su tutor, insegnanti prevalenti ecc.. Già fin d’ora, comunque, esaminando la
proposta del decreto sulle elementari e la proposta dei profili
professionali in uscita sulle medie il quadro che ne esce è irricevibile ed è
un terreno importante di scontro, a partire specificatamente dalle tematiche
professionali.
Il
dibattito sul tutor, che ormai è diventato nella scuola una brutta parola, sarà
significativo per la categoria, ed è destinato a diventare centrale nella lotta
contro la riforma Moratti, che peraltro – non dimentichiamolo – anche se
approvata, rimane inapplicabile senza i decreti attuativi.
Omer
Bonezzi
Presidente di Proteo Fare Sapere